Per anni la musica in store è stata trattata come una voce accessoria del conto economico, una piccola spesa fissa da minimizzare. Negli ultimi vent'anni la ricerca scientifica e la pratica delle catene retail più evolute hanno cambiato questa prospettiva. La musica diffusa in uno spazio commerciale aperto al pubblico ha effetti misurabili sul comportamento dei clienti: orientamento delle scelte d'acquisto, tempo speso nello spazio di vendita, percezione di qualità del brand, propensione a tornare. Sono effetti documentati, replicati in studi indipendenti e applicati con risultati positivi da gruppi della grande distribuzione, della ristorazione e dell'hospitality.
Il punto chiave è che questo valore non si attiva da solo. Una playlist messa in cassa a caso, una radio FM lasciata sintonizzata su un canale generico o un dispositivo personale collegato a un sistema audio non producono lo stesso effetto. Il valore economico si attiva solo quando il sottofondo è costruito editorialmente per il concept del locale, calibrato sulle fasce orarie giuste, coerente con l'identità del brand. Per approfondire come si distingue una radio in store professionale da un sottofondo improvvisato c'è la guida completa sulla radio in store.
Per questo motivo è utile spostare il ragionamento dal prezzo del servizio al ritorno generato. Il modo più onesto di parlarne è guardare cosa dice la ricerca scientifica indipendente, e poi capire come la cura editoriale fa la differenza tra avere musica e avere la musica giusta.