Se gestisci un negozio, un bar, un ristorante o una palestra, prima o poi ti sei posto la domanda: quanto devo pagare per avere la musica nel mio locale? La risposta ha più di un livello, e capirla bene ti fa risparmiare tempo, denaro e qualche grattacapo amministrativo.
Questa guida spiega in modo pratico cosa sono la SIAE e la SCF, come funzionano le loro tariffe per le attività commerciali, da cosa dipende l'importo e quali alternative esistono per la musica di sottofondo di un negozio.
Cosa sono SIAE e SCF (e perché spesso si paga due volte)
In Italia, quando si diffonde musica del repertorio commerciale, entrano in gioco due soggetti distinti. La SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori) gestisce i diritti d'autore: rappresenta chi compone e scrive le opere musicali e raccoglie i compensi quando quelle opere vengono diffuse in pubblico. La SCF (Società Consortile Fonografici) gestisce invece i diritti connessi: quelli che spettano ai produttori discografici e agli artisti interpreti.
Sono due voci separate, ed è per questo che molti titolari hanno la sensazione di "pagare due volte": per gran parte della musica commerciale si applicano sia la SIAE (per gli autori) sia la SCF (per produttori e interpreti). È importante chiarire che non si tratta di una tassa né di un ente pubblico: sono soggetti che raccolgono e redistribuiscono i compensi a chi quella musica l'ha creata e prodotta.
Quando un'attività deve pagare: la comunicazione pubblica
Il concetto chiave è quello di comunicazione pubblica (o pubblica diffusione). La legge considera comunicazione pubblica ogni diffusione di un'opera protetta verso una pluralità di persone che vanno oltre l'ambito strettamente domestico. Quando metti musica in un'attività aperta al pubblico, quella musica è comunicata pubblicamente, e questo richiede le autorizzazioni dei titolari dei diritti.
Vale praticamente per qualsiasi attività in cui ci sono clienti e si diffonde musica, indipendentemente dal supporto: radio, televisione, CD, chiavetta USB, piattaforme di streaming, radio in store. A contare non è l'origine della musica, ma il fatto che venga diffusa pubblicamente in uno spazio commerciale.
Attenzione: usare Spotify, YouTube o Apple Music non ti esonera dalla questione. Quei servizi, negli account per uso personale, sono pensati per l'ascolto privato e domestico: i loro termini d'uso escludono espressamente l'utilizzo commerciale.
Come si calcola la tariffa SIAE (e SCF) per un'attività
Le tariffe non sono uniformi: dipendono da più fattori che SIAE e SCF stabiliscono e pubblicano nei loro tariffari ufficiali, aggiornati periodicamente. I criteri principali sono in genere questi:
- Tipo di attività: negozio al dettaglio, bar, ristorante, hotel, palestra. Ogni categoria ha il proprio quadro tariffario.
- Superficie del locale: a maggiore superficie corrisponde una tariffa più alta, entro fasce predefinite.
- Apparecchi di diffusione: numero e tipo di sorgenti (radio, TV, casse, impianto audio) incidono sull'importo.
- Tipo di uso della musica: musica di sottofondo, musica dal vivo, ballo, spettacolo. Ogni uso ha tariffe diverse.
- Continuità: uso continuativo durante l'anno oppure uso occasionale per eventi puntuali.
SIAE e SCF mettono a disposizione sui rispettivi siti i tariffari aggiornati e gli strumenti per stimare l'importo specifico in base al tipo di locale. Per farsi un'idea degli ordini di grandezza, ecco una panoramica indicativa.
Quanto si paga, in pratica: ordini di grandezza
I valori qui sotto sono indicativi e servono solo a dare una scala: l'importo reale dipende dai fattori visti sopra e dai tariffari ufficiali aggiornati di SIAE e SCF.
| Tipo di attività | Ordine di grandezza annuo (SIAE + SCF) |
|---|---|
| Piccolo negozio (superficie contenuta, sola musica di sottofondo) | indicativamente alcune centinaia di euro l'anno |
| Bar o ristorante di medie dimensioni | importo più alto, in funzione di superficie e apparecchi |
| Hotel, grande palestra, superficie ampia o uso intensivo | può superare l'ordine del migliaio di euro l'anno |
Il punto da ricordare è che si tratta quasi sempre di due voci sommate (SIAE per i diritti d'autore e SCF per i diritti connessi), e che l'importo cresce con la superficie del locale e con il rilievo che la musica ha nell'attività.
Posso usare Spotify, YouTube o Apple Music nel mio negozio?
È una delle domande più frequenti, e la risposta breve è no, non con gli account standard. I termini di servizio di Spotify, YouTube Music, Apple Music, Amazon Music e simili sono scritti per l'uso personale e domestico ed escludono l'uso commerciale. Diffondere musica da queste app in un'attività aperta al pubblico significa, da un lato, violare le condizioni della piattaforma stessa; dall'altro, non risolve comunque la questione delle autorizzazioni per la comunicazione pubblica.
L'equivoco più comune è pensare che pagando un abbonamento Premium si stia "pagando per tutto". Non è così: quell'abbonamento copre l'uso personale del servizio. Esistono versioni pensate per le aziende (ad esempio Spotify offre Soundtrack Your Brand), che sono un servizio diverso e dedicato all'uso commerciale, ma l'app standard che la maggior parte delle persone usa sul telefono non è valida per diffondere musica in un'attività. Approfondiamo il tema nella guida dedicata a Spotify business per negozi.
Cosa succede in caso di controllo
SIAE e SCF effettuano verifiche presso le attività commerciali per accertare se la situazione delle autorizzazioni è in regola. In caso di diffusione non autorizzata del repertorio che gestiscono, possono richiedere le somme dovute, anche a posteriori, ed eventualmente avviare procedimenti.
Quando un incaricato si presenta nel locale, ciò che conta è poter mostrare con chiarezza quale musica viene diffusa e a quale titolo. Il modo più semplice per evitare problemi è assicurarsi che la musica sia coperta da una via chiara: o pagando i diritti sul repertorio amministrato da SIAE e SCF, oppure utilizzando un repertorio musicale che si colloca al di fuori dei loro cataloghi. Abbiamo dedicato una guida pratica a cosa fare quando arriva un incaricato SIAE.
Si può avere musica di sottofondo senza pagare SIAE e SCF?
Sul repertorio amministrato da SIAE e SCF il canone è dovuto: questa è la regola, e qualsiasi guida seria parte da qui. Esiste però un'alternativa che molte attività scelgono per semplicità di gestione: utilizzare un servizio professionale di radio per locali che lavora con un repertorio musicale di produzione propria, al di fuori dei cataloghi amministrati da queste società.
My Corporate Radio funziona così: un canone mensile unico, una libreria musicale di produzione propria curata dal team editoriale guidato da Emanuele Carocci (broadcaster di RTL 102.5), canali pensati per i diversi tipi di attività (negozi, ristoranti, bar, palestre) e un documento intestato al locale che descrive l'origine del catalogo diffuso. Tutto incluso nel canone, senza gestioni separate. Per capire come si confronta con i costi tradizionali, abbiamo una guida sul funzionamento della musica fuori dai cataloghi SIAE e SCF.
È una scelta operativa, non un modo per evitare i diritti dovuti sul repertorio tradizionale: chi continua a diffondere musica del catalogo SIAE e SCF resta tenuto a pagare i relativi canoni. La differenza sta nel tipo di repertorio che si decide di utilizzare.