Cos'è Scf
Scf sta per Società Consortile Fonografici. È la società di gestione collettiva che in Italia raccoglie e distribuisce i cosiddetti diritti connessi al diritto d'autore: i compensi che spettano a chi ha registrato un brano (il produttore discografico) e a chi lo ha interpretato (cantanti e musicisti) ogni volta che quella registrazione viene fatta ascoltare in pubblico.
Vale la pena chiarire subito tre cose, perché sono la fonte di quasi tutti gli equivoci. Primo: Scf non è un ente pubblico e quello che chiede non è una tassa; è un compenso privato che passa da Scf per arrivare a produttori e artisti. Secondo: Scf non è «un'altra Siae», ma un soggetto diverso che tutela diritti diversi, come vediamo tra poco. Terzo: la richiesta di Scf riguarda la musica registrata (fonogrammi e videoclip), non la musica dal vivo.
Quando cerchi «scf» su Google trovi anche università americane, società di consulenza finanziaria e sigle industriali: se sei qui perché hai ricevuto una richiesta di pagamento per la musica del tuo locale, la Scf che ti interessa è quella con sede a Milano, sito scfitalia.it.
Scf e Siae: la differenza in due righe
Su un brano diffuso in un negozio o in un bar insistono due famiglie di diritti, gestite da due soggetti distinti. Ecco perché molti titolari hanno la sensazione di pagare due volte per la stessa cosa: in realtà pagano due cose diverse a due destinatari diversi.
| Siae | Scf | |
|---|---|---|
| Cosa tutela | Il diritto d'autore: l'opera musicale (testo e musica) | I diritti connessi: la registrazione e l'interpretazione |
| A chi va il compenso | Autori, compositori, editori | Produttori discografici e artisti interpreti ed esecutori (per la quota artisti Scf incassa su mandato delle loro collecting) |
| Quando si applica | Ogni diffusione pubblica del repertorio tutelato, anche dal vivo | Diffusione pubblica di musica registrata del repertorio amministrato |
| Come arriva la richiesta | MAV Siae | Bollettino freccia Scf oppure, per diverse categorie, la stessa voce dentro il MAV Siae |
Per la gran parte della musica commerciale che si ascolta alla radio o sulle piattaforme, la diffusione in un locale attiva entrambe le voci. Se vuoi il quadro completo sui costi del diritto d'autore, c'è la guida dedicata a quanto costa la Siae per un negozio, un bar o un ristorante.
Il bollettino freccia (e il MAV Siae)
Il bollettino freccia è la richiesta di pagamento annuale che Scf invia, di solito via PEC, alle attività che risultano diffondere musica registrata. Riporta la categoria in cui l'attività è stata inquadrata, il criterio usato per il calcolo (superficie in metri quadri, capienza o posti letto), l'importo per l'anno in corso e le istruzioni per pagare.
C'è una novità che spiega perché molti negozi non ricevono più il bollettino freccia ma trovano i diritti connessi dentro il MAV della Siae: Scf ha affidato alla Siae l'incasso per diverse categorie, tra cui pubblici esercizi (bar, ristoranti), esercizi commerciali e artigiani, acconciatori ed estetisti e strutture ricettive. In questi casi è la Siae a inviare un unico MAV che comprende sia il diritto d'autore sia la quota dei diritti connessi. Per le categorie rimaste in gestione diretta (per esempio associazioni sportive, autolavaggi, parchi divertimento), il bollettino freccia continua ad arrivare da Scf.
Se nel tuo locale non c'è musica. Ricevere il bollettino non significa automaticamente dovere la somma: Scf lo invia sulla base di elenchi di attività e prevede una procedura, descritta nelle sue FAQ, per dichiarare che non si diffonde musica registrata. La dichiarazione va inviata seguendo le istruzioni di Scf e deve corrispondere alla realtà: in caso di verifica, la situazione viene accertata sul posto.
Ignorare il bollettino, invece, è la scelta peggiore: la richiesta resta aperta e si perdono le riduzioni convenzionate.
Chi deve pagare Scf e chi no
La regola di fondo è semplice: deve pagare chi diffonde musica registrata del repertorio amministrato da Scf in un luogo aperto al pubblico. Il mezzo non conta. Vale per la radio accesa al banco, per la tv, per le casse collegate a un telefono, per un servizio di streaming: se i clienti sentono musica registrata, quella diffusione è una comunicazione al pubblico.
Rientrano quindi, tra le categorie più comuni:
- Esercizi commerciali e artigiani: negozi di ogni tipo, showroom, laboratori aperti al pubblico
- Pubblici esercizi: bar, ristoranti, pizzerie, pub, gelaterie
- Strutture ricettive: hotel, B&B, agriturismi, campeggi
- Acconciatori ed estetisti, centri benessere, palestre
- Stabilimenti balneari, associazioni sportive, autolavaggi, parchi divertimento
- Musica in attesa telefonica e sui mezzi di trasporto passeggeri
Chi non rientra: chi non diffonde musica registrata (per esempio solo musica dal vivo, oppure nessuna musica), e chi diffonde un repertorio che non fa parte di quello amministrato da Scf. In entrambi i casi la posizione va documentata e comunicata, perché l'inquadramento iniziale di Scf parte da elenchi generali e non dalla situazione reale del singolo locale.
Quanto costa e come si calcola
Non esiste un importo unico. Scf pubblica ogni anno un tariffario per categoria, e il criterio cambia da una categoria all'altra:
- Esercizi commerciali e artigiani: a fasce di superficie in metri quadri
- Bar e ristoranti: a fasce di capienza (numero di posti), con maggiorazioni dal terzo diffusore audio in poi e per gli schermi grandi
- Hotel, B&B e strutture ricettive: in base ai posti letto, con una tariffa ridotta per le aperture stagionali
- Palestre e centri sportivi: in base alle attività svolte e al numero di iscritti
Per dare una scala: per un negozio di superficie contenuta l'ordine di grandezza dei diritti connessi è di poco meno di duecento euro l'anno più IVA, e si sale a fasce con i metri quadri fino a superare il migliaio di euro per le grandi superfici. Per le strutture ricettive piccole l'importo annuo è nell'ordine delle decine di euro. Sono cifre che si sommano a quelle della Siae, non le sostituiscono. I tariffari aggiornati sono sul sito di Scf, e nel dubbio è sempre quello il numero che conta.
Sconti e scadenze delle convenzioni
Le principali associazioni di categoria (Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Fipe, Federalberghi e altre) hanno convenzioni con Scf che riservano agli associati una riduzione sulla quota produttori. Due condizioni valgono per tutte: essere in regola con la quota associativa e pagare entro la scadenza della campagna annuale. Chi paga in ritardo perde lo sconto e torna alla tariffa piena. Se sei associato, controlla che nel bollettino o nel MAV lo sconto sia stato applicato: non sempre succede in automatico.
Cosa succede se non si paga
Se l'attività diffonde repertorio amministrato da Scf e non ha la licenza, Scf può richiedere i compensi anche per gli anni precedenti, far decadere le riduzioni convenzionate e, nei casi contestati, avviare un'azione legale. Anche la Siae, che in molte categorie incassa per conto di Scf, effettua verifiche presso i locali: abbiamo dedicato una guida a cosa fare quando arriva un incaricato Siae e una a come rispondere a una lettera della Siae.
Il punto pratico è uno: quando qualcuno chiede conto della musica del tuo locale, devi poter dire quale musica diffondi e a quale titolo. Se è repertorio Scf, la via è la licenza. Se non c'è musica, la via è la dichiarazione. Se è un repertorio diverso, la via è la documentazione che lo dimostra.
Esiste musica per il locale fuori dal repertorio Scf?
Sì. Scf amministra il repertorio dei produttori e degli artisti che le hanno affidato i propri diritti, cioè la stragrande maggioranza della musica commerciale. Un repertorio prodotto in proprio, con brani di cui il produttore detiene i diritti e che non sono affidati alle collecting, sta fuori da quel perimetro. È una scelta operativa sul tipo di musica che si decide di usare, non un modo per evitare quanto dovuto sul repertorio tradizionale: chi continua a mettere la radio o una playlist commerciale resta nel campo di Scf e Siae.
My Corporate Radio lavora così. Quello che possiamo affermare riguarda il nostro catalogo, ed è documentato:
- la libreria musicale è di produzione propria, curata dal team editoriale guidato da Emanuele Carocci, conduttore di RTL 102.5, e i diritti sui brani sono di nostra titolarità;
- ogni locale riceve una dichiarazione di provenienza del catalogo intestata all'attività, che indica chi ha prodotto la musica e con quali associazioni è o non è affiliata;
- esiste un registro di quanto viene trasmesso, consultabile in caso di richiesta.
La valutazione della posizione di ogni singola attività spetta a Scf e al consulente del titolare: la documentazione serve esattamente a quel confronto, e il cliente ce l'ha dal primo giorno. Nel canone del servizio è incluso tutto, senza gestioni separate. Se vuoi capire come funziona nel dettaglio, la guida di riferimento è musica fuori dai cataloghi Siae e Scf per negozi e locali; se invece stai usando un'app di streaming personale, leggi prima cosa dicono i termini di Spotify sull'uso in negozio.